Attraverso la donazione un individuo, identificato come donante, arricchisce un altro, identificato come donatario, mettendo a sua disposizione un bene di sua proprietà. Caratteristica essenziale della donazione è l’assenza di un corrispettivo versato dal donatario. La donazione viene fatta in piena coscienza quando il proprietario del bene in questione è ancora in vita. Ma come si concilia con i diritti dei legittimi eredi dopo la sua morte?
Successione ereditaria: cosa prevede la legge
Le leggi che regolano le successioni ereditarie proibiscono a chiunque di disporre liberamente dei propri beni dopo la morte. Una percentuale dei propri beni (definita successione necessaria) viene per legge ripartita tra i più stretti congiunti e le donazioni fatte in vita non possono ledere il legittimo diritto degli eredi. I beni del defunto spettano agli eredi anche se egli ha manifestato apertamente in vita una volontà contraria in merito. Non sono valide quindi donazioni o testamenti volti a diseredare i legittimi eredi, privandoli della quota necessaria.
Può capitare che una persona faccia una donazione in vita ai suoi legittimi eredi (figli o coniuge). La legge assume in questo caso che la donazione sia da considerare come un anticipo della futura successione. Quando viene fatta una donazione in vita agli eredi, al momento della morte del donante i beni donati vengono reinseriti nel patrimonio ereditario per consentire una equa ripartizione tra gli eredi in base alle quote previste dalla legge.
La legge stabilisce con precisione quali sono le quote spettanti agli eredi. Al coniuge è riservata la metà del patrimonio del defunto; se il coniuge concorre con un figlio a ciascuno di essi è riservato 1/3; se il coniuge concorre con più figli, al coniuge spetta 1/4 e ai figli spettano 2/4. In assenza di coniuge, ai figli o ai loro discendenti spetta 1/2 o 2/3 del patrimonio. In mancanza di coniuge e figli 1/3 dell’eredità spetta agli ascendenti; questa quota viene ridotta ad 1/4 se gli ascendenti concorrono con il coniuge nella spartizione della successione necessaria.
La successione necessaria nasce dunque per tutelare i legittimi eredi, evitando che si vedano diseredati da donazioni e testamenti. Il de cuius può legittimamente disporre solo di una parte dei suoi beni per effettuare donazioni in vita o per beneficiare con un testamento persone di sua scelta, esterne o interne al nucleo familiare.
Donazioni lesive: cosa possono fare gli eredi
Lo strumento che permette di impugnare una donazione lesiva del diritto ereditario è l’azione giudiziale chiamata azione di riduzione. Essa può essere richiesta entro 10 anni dall’apertura della successione, cioè entro 10 anni dalla morte della persona da cui si eredita.
