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Il reato di apologia del fascismo torna in vigore

Il reato di apologia del fascismo torna in vigore

In questi giorni è in corso la polemica contro la legge Fiano, una norma in discussione alla Camera che prevede la reintroduzione del reato di apologia del Fascismo.  Le pene previste andrebbero da 6 mesi a 2 anni di carcere per chiunque fosse responsabile di propaganda Fascista e Nazista. Sarebbe considerato reato anche utilizzare simboli e gesti che richiamino i due partiti. Se la legge entrasse in vigore sarebbe pertanto messo al bando il saluto romano. Particolare attenzione verrebbe rivolta al web e ai social network: l’apologia del fascismo in rete costituirebbe un’aggravante e porterebbe a maggiorazioni della pena.

Contrario a questa legge è il Movimento 5 Stelle, secondo cui si tratta di un provvedimento che mina la libertà di opinione dell’individuo. Questa opinione è condivisa anche dai partiti di destra e centro destra mentre la legge è fortemente voluta e difesa dal PD.

Evoluzione del reato di apologia del Fascismo

Il reato di apologia del Fascismo ha antiche origini. Dopo la morte di Mussolini, per evitare la ricostituzione del partito Fascista, si pensò di renderla illegale. A fare ciò era l’art. 4 della legge n. 645 del 20 giugno 1952, detta anche Legge Scelba. Questa legge sanzionava chiunque promuoveva o organizzava la costituzione di un’associazione con le caratteristiche e le finalità del disciolto partito fascista oppure chiunque esaltasse pubblicamente i principi, i metodi e fatti legati al Fascismo con finalità antidemocratiche. La pena prevista era l’arresto dai 18 mesi ai 4 anni e l’interdizione dai pubblici uffici.

Questa norma fu subito reputata anticostituzionale perché negava ad una categoria ideologica il diritto di libertà associativa e quello di libertà di manifestazione del pensiero, garantiti dalla Costituzione. In seguito ai processi che stavano avendo luogo contro individui accusati, appunto, del reato di apologia del Fascismo, la Corte costituzionale nel 1956 si espresse in merito all’anticostituzionalità di questa legge, prevedendo i casi in cui si configurava realmente il reato. In seguito alla deliberazione della Corte, il reato di apologia del Fascismo poteva essere imputato non più in caso di mera difesa elogiativa, ma solo nel caso in cui l’esaltazione avesse effettivamente istigato alla riorganizzazione del partito fascista.

Nel 2016 la Cassazione ha confermato quanto stabilito dalla Corte costituzionale assolvendo un tifoso che si era presentato allo stadio con la maglietta raffigurante il duce e degli esponenti di Casapound che avevano esposto bandiere con la croce celtica, ribadendo che non è punibile il gesto in sé, ma che solo si può punire chi fa propaganda e proselitismo.

Articolista e copywriter freelance, amo scrivere dei più svariati argomenti. Sono un’appassionata di fotografia e video.