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Risarcimento per le vittime dello scandalo del sangue infetto

Risarcimento per le vittime dello scandalo del sangue infetto

Il Ministero della Salute dovrà risarcire centinaia di persone che hanno subito trasfusioni di sangue infetto. La Corte d’Appello di Roma ha stabilito un risarcimento per le vittime dello scandalo del sangue infetto, respingendo la richiesta d’appello del Ministero della Salute contro la sentenza emessa dal Tribunale Monocratico di Roma nel 2006.

Lo scandalo del sangue infetto

Questa sentenza segna il capitolo finale dello scandalo del sangue infetto, che ebbe inizio negli anni 80 quando la Bayer immise sul mercato mondiale sangue prelevato da individui considerati ad alto rischio. Questi campioni di sangue infettarono milioni di persone in tutto il mondo con il virus dell’HIV e con quello dell’epatite C. Anche quando lo scandalo venne reso noto, la Bayer seguitò a vendere i detti campioni, corrompendo politici e personale sanitario in tutte le nazioni.

Lo scandalo del sangue infetto in Italia

In Italia il principale indagato fu Duilio Poggiolini, allora direttore del servizio farmaceutico del Ministero della Sanità. L’inchiesta all’epoca escludeva il dolo, sostenendo che l’epidemia era dovuta ad una mancanza di adeguati controlli del sangue destinato alle trasfusioni. Successivamente Poggiolini fu accusato di omicidio colposo.

Nel corso del tempo si sono moltiplicate le citazioni a giudizio nei confronti dello Stato Italiano. Delle 66.000 richieste di risarcimento giunte al Ministero della Salute, 49.000 sono state accolte nel 2008. A fronte di ciò lo Stato Italiano ha chiesto a Poggiolini un risarcimento di 60 milioni di euro.

Lo scandalo del sangue: la sentenza finale

Proprio in questo periodo si chiude la trentennale vicenda dello scandalo del sangue infetto con la sentenza della Corte di Appello di Roma. La parte lesa, rappresentata dall’avvocato Marcello Stanca, riceverà dallo Stato Italiano un risarcimento danni per le conseguenze derivate dalle trasfusioni di sangue infetto. L’entità del risarcimento danni, che dovrebbe comunque ammontare a 30 milioni di euro, verrà stabilita da una Corte separata.

La Corte ha dunque rigettato la richiesta d’appello avanzata dal Ministero della Sanità che sosteneva che la responsabilità era da imputare alle singole Regioni, che si occupano delle questioni relative al tema della salute. Secondi i giudici però il Ministero della Sanità è tenuto ad esercitare un’azione di controllo e sorveglianza, che chiaramente in questo caso non c’è stata.

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Articolista e copywriter freelance, amo scrivere dei più svariati argomenti. Sono un’appassionata di fotografia e video.