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Violenza domestica: anatomia di un fenomeno sempre più diffuso

Violenza domestica: anatomia di un fenomeno sempre più diffuso

La cronaca è sempre più ricca di notizie che riguardano la violenza domestica. All’interno nelle mura di casa propria, il posto in cui ci si dovrebbe sentire più sicuri e protetti, sempre più persone vengono sottoposte a maltrattamenti da parte dei propri familiari, le persone che dovrebbero più amarli al mondo. Le principali vittime sono donne e bambini, soggetti fisicamente e psicologicamente più deboli. Spesso le vittime non reagiscono e non denunciano l’accaduto, permettendo alla violenza di venir perpetrata nel tempo.

Violenza domestica: analisi del fenomeno

Secondo l’Istat sono circa 2 milioni le donne che hanno subito violenza domestica in Italia.  E parliamo solo dei casi noti, senza contare le violenze che non sono mai state denunciate. Le vittime solitamente accettano la violenza perché hanno paura o perché si vergognano, arrivando a volte addirittura a convincersi che sia colpa loro. Questo atteggiamento nasconde in una persona adulta una mancanza di fiducia in se stessa. Si crede di non meritare al proprio fianco una persona migliore. Oppure ci si sente persi immaginandosi a dover vivere senza quella persona.

Le relazioni di coppia vanno però vissute su un piano paritario. Non dovrebbe esserci nella coppia una prevalenza dell’uno sull’altro. Niente può giustificare la violenza, nemmeno l’assunzione di alcool o stupefacenti. Ogni persona merita rispetto e non di subire violenza, sia essa fisica o anche solo verbale. La violenza chiama solo altra violenza e accettarla una volta significa attirarne altra in futuro. Va pertanto denunciata immediatamente.

Più complesso è il discorso dei bambini, che spesso non sono in grado di reagire alla violenza subita da parte di un familiare o di comprendere che si tratta di violenza. Se i bambini che subiscono violenza si trovano ad interagire in esclusiva col parente violento, è molto più difficile liberarli dal loro carnefice. In questo caso sono principalmente le insegnanti a ricoprire un ruolo fondamentale. E’ bene che non ignorino neppure la più piccola avvisaglia in merito. Stessa cosa vale per i parenti o i vicini di casa. Quando la violenza avviene in un contesto familiare in cui sono presenti più adulti la cosa è teoricamente più facile. Dico teoricamente perché ad esempio un uomo violento con i figli lo è a volte anche verso la moglie. Se la moglie non lo denuncia per le ragioni spiegate prima, si rende complice silenziosa anche della violenza esercitata sui figli.

Violenza domestica: cosa succede denunciando

I maltrattamenti in famiglia sono regolati dall’art. 572 del codice penale e prevedono la reclusione da 2 a 6 anni. Se tali maltrattamenti provocano lesioni nella vittima la pena si alza. Le lesioni gravi vengono punite con da 4 a 9 anni di reclusione mentre le lesioni gravissime con da 7 a 15 anni. La morte della vittima prevede pene che vanno da 12 a 24 anni di reclusione. Affinché si possa parlare di maltrattamenti in famiglia è necessario che gli episodi di violenza siano sistematici. Se ci troviamo di fronte ad un unico episodio di violenza, si configura il reato di violenza privata e non di maltrattamento familiare.  Inoltre il maltrattamento familiare si configura solo in caso di convivenza col proprio aguzzino. Se ad esempio una donna si allontana dal marito violento e lui continua a molestarla, si entra in questo caso nel reato di stalking.

In ogni caso sarà compito dell’avvocato stabilire in che tipo di reato rientra il comportamento dell’aguzzino. La cosa più importante è che nessun tipo di prevaricazione di un individuo sull’altro viene tollerata dalla legge e in caso di violenza non bisogna avere nessuna esitazione nel denunciare il fatto.

 

Articolista e copywriter freelance, amo scrivere dei più svariati argomenti. Sono un’appassionata di fotografia e video.